Interviste

Nuova intervista ad un poeta moderno!

Di 25/03/2021Aprile 14th, 2021No Comments

Oggi intervistiamo Francesco Giannini, creatore della pagina la crepa sul muro, dedicata alla poesia. Perché crediamo che in questo momento difficile quest’arte rara e delicata possa riuscire a farci vedere la realtà con occhi diversi.

 

Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Innanzitutto un saluto ai lettori del blog, piacere di conoscervi!

Mi chiamo Francesco Giannini, ho 37 anni e due anni fa ho creato un profilo Instagram che si chiama @lacrepasulmuro, dedicato alle cose che scrivo e che io chiamo “piccole poesie disordinate”.

Quali sono le passioni che sono il tuo motore nella vita?

Amore, inteso in senso ampio e che pervade ogni fessura, ogni singola briciola della vita.

Bellezza, di quello che ci circonda ma anche di quello che abbiamo dentro, che spesso non apprezziamo fino in fondo semplicemente perché non ci facciamo caso.

Vicinanza, alle persone a cui si vuole bene. Vicinanza fisica ma soprattutto vicinanza di cuore.

Mare, sono nato al mare, è sempre stato parte di me e me lo porto dentro ovunque io vada, con il suo splendido rumore e i sui profumi.

Come ti è venuto in mente di creare un profilo Instagram dedicato alla poesia?

È iniziato tutto per gioco: ad un certo punto ho voluto provare a condividere questa mia passione e iniziare a far leggere le cose che scrivevo agli altri. Non è stato facile abituarmi all’idea di condividere le mie “piccole poesie disordinate” con chiunque, con persone perlopiù sconosciute. Però è stato un esperimento molto interessante e utile per me: da un lato la bellezza della condivisione e dei primi riscontri dei lettori, dall’altro il mio sentirmi più vulnerabile, come spogliato della mia corazza. Per questo motivo, per più di un anno sono rimasto anonimo: esisteva @lacrepasulmuro, ma nessuno sapeva chi fosse e che faccia avesse. Poi pian piano ho trovato il coraggio di mostrarmi, di dare un volto, un nome e cognome a ciò che scrivevo, ed eccomi qua.

Quale è la chiave per rendere contemporanea un’arte così antica come la poesia?

A mio parere c’è bisogno di semplicità: al giorno d’oggi non dovrebbero servire più riletture per capire una poesia, ovviamente questo non significa rinunciare al lavoro sulla parola e sui significati. È importante che fin da subito si stabilisca una connessione forte e una sintonia tra chi scrive e chi legge. La poesia dovrebbe essere come la piazza di un paese la domenica: un luogo che più persone sentono proprio, uno spazio comune dove riconoscersi, trovarsi ed emozionarsi insieme.

Da quanto tempo coltivi l’amore per la scrittura?

Il tutto risale a quando avevo più o meno sedici o diciassette anni: inizialmente si trattava di cose molto acerbe ma, ad ogni modo, dense di emozioni e sentimenti tipici di quell’età.

Ho tantissimi ricordi ma non così tanti scritti di quel periodo: inizialmente immagazzinavo molto nella mia testa, ma facevo fatica ad aprirmi completamente a questa mia passione, a buttare inchiostro e cuore sul foglio bianco, forse per insicurezza o come segno di rispetto verso i grandi scrittori che leggevo. Poi è arrivata una lunga pausa durata anni e successivamente, in età adulta, si è ravvivato quel fuoco che in realtà non si era mai spento: c’è stato un preciso momento della nuova scintilla e da lì non mi sono più fermato.

Come è nato?

Probabilmente nasce tutto da una mia insicurezza di fondo, dalla mia forte inquietudine, dal mio essere molto riflessivo e dal guardare le cose da diverse prospettive, facendomi mille domande.

Da tutto questo è scaturita quella che oggi è una vera e propria necessità che viene da dentro, come una mano che ti stringe lo stomaco e allenta la sua stretta soltanto nel momento in cui scrivi.

Se dovessi descriverti con una tua poesia quale useresti? 

Devi imparare

ad essere strada,

breccia negli occhi,

un ginocchio sbucciato,

guardare una pozzanghera

come si guarda un fiore,

assopirti in un pensiero

che parla di occhi e di miele.

Un consiglio poetico per i nostri lettori in questo momento difficile?

Leggete poesie, fatele girare e fatele diventare una sana abitudine nella vostra quotidianità, come i famosi 30 minuti di attività fisica al giorno. Portate la poesia in ambiti dove di solito non la porta nessuno, leggete poesie nelle situazioni più disparate, per voi stessi o per gli altri, ad alta voce o solo con gli occhi. Leggete poesie per stare bene, per ritagliarvi momenti di bellezza.

Una poesia per il nostro blog?

Alla fine di tutto

dopo l’ultimo tram,

girandomi in fondo alla curva

mi sembrerà di toccare una lacrima

pensando al mare

e alle sue intemperie,

in disparte con le mie ragnatele.

Bisogna salvare gli occhi,

le mani e poco altro,

senza dimenticare

che qualcosa rimane

se si spera nel sole.

Nuove parole si schiudono

nella democrazia del vento

e spengono ogni battaglia,

ogni singolo lamento.

 

 

Aurora