La mostra Entrevues a Parigi e la nostra intervista a Francesca Volchitza Martha

Francesca Volchitza Martha

 

A Parigi, oggi incontriamo Francesca Volchitza Martha, artista polivalente che presenta una selezione delle sue opere in occasione della mostra Entrevues.

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Francesca, raccontaci il tuo percorso di artista polivalente.

 

Fin da piccolissima, mi è sempre piaciuto disegnare, danzare e inventare personaggi; a sei anni ho cominciato a studiare danza classica, ad undici ho scoperto la pittura ad olio finché, più tardi, ho integrato la recitazione quando mi sono trasferita a Venezia per un master in regia e teatro.

 

Perché Parigi?

 

Visitai Parigi durante una vacanza tra amici e, già in questa prima esperienza affrettata da turista, percepii un legame, una sorta di speranza di poter tornare a vivere in questa città. Quando è arrivato il desiderio di lasciare l’Italia, la scelta è stata quindi abbastanza naturale, incoraggiata anche dal fatto che conoscevo discretamente il francese. Oggi Parigi è casa mia, una casa che non cambierei e che mi manca quando mi allontano.

Un aspetto che apprezzo particolarmente di Parigi è che qui tutti possono trovare spazio, ci sono opportunità anche per gli artisti emergenti e non solo per quelli più affermati e famosi.

 

Quali influenze si ritrovano nella tua pittura?

 

Sicuramente quella di Chagall. La dimensione onirica in cui si intrecciano corpi a ritmo di danza e musica, così come l’uso dei colori e le scelte tematiche, richiamano inevitabilmente il pittore del sogno. I miei quadri nascono infatti da un viaggio introspettivo, un “ascolto interiore” inteso come scoperta di sé, della propria libertà e creatività.

Poi ci sono le influenze letterarie, in particolare mi viene in mente Clarissa Pinkola Estes con Donne che corrono con i lupi oppure Annick De Souzenelle con Il simbolismo del corpo umano

Insomma, le influenze sono tante; a volte sono anche inconsce, non te ne rendi conto subito, magari le notano altri che filtrano la tua opera con uno sguardo diverso.

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Perché questo ruolo centrale della figura femminile?

 

Quando ero bambina, la prima fonte di ispirazione furono i cartoni animati, che spesso narravano le vicissitudini di eroine che mi divertivo a reinventare e reinterpretare.

Le figure femminili mi hanno accompagnato durante tutto il mio percorso artistico. Oggi queste donne sono vive, in costante ascolto e movimento, che sono per me elementi essenziali alla crescita individuale. Sono donne che creano sé stesse, libere da ogni condizionamento sociale, guidate dal cuore e dall’istinto. Le mie donne sono musica, danza e teatro, sono fertilità, sessualità e vita, sono espressione di sacralità.

 

Cosa intendi per sacralità?

 

Per me “sacro” vuol dire intimo, interiore, essenziale. Ognuno ha un percorso di crescita personale e creativo, una costante ricerca della propria natura e del proprio completamento, che non esclude ovviamente lo scambio con l’altro. In tal senso, le mie opere parlano sia agli uomini che alle donne. Le figure sembrano fluttuare in una realtà in divenire, caratterizzata da un movimento in cui tutto si lega ma niente si fonde completamente, poiché ogni elemento conserva la sua libertà.

 

Poi c’è l’amore: che posizione occupa in questo contesto e quindi nella tua pittura?

 

L’amore è sacro, in tutte le sue forme. Solo amando noi stessi possiamo essere liberi, creativi e passionali, cercando naturalmente la nostra felicità e realizzazione. Le donne musicali, danzanti e sensuali che dipingo sono donne libere e piene di colore. Le coppie sono sempre ritratte nella stretta amorosa, che è unione e scambio. L’amore fisico è nutrimento per la relazione ed ispira il processo individuale di ascolto e scoperta interiore.

 

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C’è un filo conduttore tra le tue diverse attività artistiche?

 

La ricerca di sé attraverso il movimento, il rapporto con il proprio corpo e con lo spazio circostante. In fondo, cos’è una ballerina se non una pittrice che disegna librandosi sul palcoscenico e divenendo lei stessa un quadro che gli spettatori ammireranno?

 

 

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Entrevues di Francesca Volchitza Martha

Susanna

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