MUSEO DELL’ORANGERIE | A PARIGI

TEMPIO DI SILENZIO E INFINITA BELLEZZA

Sobrietà, armonia, colori ed eleganza sono i comuni denominatori del Museo dell’Orangerie.

Letteralmente “Museo dell’Arancera” è situato all’interno di un’antica serra per piante di agrumi, costruita dall’architetto Firmin Bourgeois e terminato in seguito da Lodovico Visconti, per conservare gli aranci del giardino di Tuileries.

Conforme ad un repertorio classico, non ebbe subito l’identità di Museo, ma venne usato nella Terza Repubblica come spazio polifunzionale per accogliere soldati in missione, tenere concerti e manifestazioni sportive. Solo nel 1921 venne affidato all’Amministrazione delle Belle Arti con il proposito di trasformarlo in un Museo come già succedeva per lo speculare Jeu De Paume.

In quegli anni sotto la guida del Primo Ministro Georges Clemenceau, Claude Monet decise di sistemare proprio all’interno dell’Orangerie il ciclo pittorico murale delle Ninfee, che il pittore aveva deciso di destinare allo Stato.

Monet adattò perfettamente la sua imponente opera con gli spazi a lui designati insieme all’architetto Camille Lefèvre.

Ma non furono solo le Ninfee a rendere affascinante questo Museo. Un secondo avvenimento influisce sull’identità dell’Orangerie che noi tutti oggi conosciamo. Tra il 1959 e 1963 vi fu infatti l’acquisizione della collezione d’arte Jean Walter & Paul Guillaume.

Fino alla fine degli anni Settanta, grazie alla nuova collezione e alle Ninfee, un ricco programma di mostre porta l’Orangerie ad uno dei centri culturali più in vista ed in voga di tutta Parigi. In seguito però, nuove e potenti costruzioni come il Grand Palais, il Centro Pompidou, il Museo d’Orsay e il Museo Picasso, conquistarono letteralmente la scena facendo apparire l’Orangerie come un Museo ormai superato.

L’Amministrazione però finanziò un nuovo ampliamento degli spazi per poter riportare di nuovo l’Orangerie tra l’olimpo dei luoghi della cultura parigina. I lavori terminarono nel 2003. Da qual momento si vide un costante aumento del numero dei visitatori fino ad arrivare ad oggi, dove il Museo è considerato uno dei più belli di tutta la capitale.

L’ULTIMO AMORE DI MONET | LE NINFEE

Le Ninfee furono realizzate nel corso di dodici anni, traendo spunto dal giardino d’acqua della casa di Monet a Giverny.

Regalate dallo stesso pittore alla Francia il giorno dopo l’armistizio del 11 Novembre 1918, le Ninfee vennero sistemate all’interno del museo nel 1927, poco dopo la sua scomparsa. Monet aveva immaginato un ciclo panoramico che “avvolgesse” tutte le pareti nel suo insieme, donando la visitatore un’illusione senza fine.

Queste meravigliose “creature”, dipinte quasi ossessivamente ricercando effetti luminosi e cromatici in continuo mutamento, rimandano ad una natura elementare e atemporale, ignara della Rivoluzione Industriale al pari della guerra in corso, periodo durante il quale hanno visto la luce.

Oggi come ieri questa percezione non è cambiata, anzi. Quando si è seduti in queste ampie sale bianche, avvolti dalle pareti intrise di colori, sembra di essere sospesi nel tempo.

HIGHLIGHTS | CAPOLAVORI SENZA TEMPO DALLA COLLEZIONI JEAN WALTER & PAUL GUILLAUME

La collezione Jean Walter e Paul Guillaume è di certo una delle più variegate e di estremo gusto che si possano ammirare all’interno di un museo.

La prestigiosa collezione, comprende sculture, maschere africane e più di cento pitture, che spaziano dall’Impressionismo fino agli anni Trenta del Novecento. Annovera opere degli artisti più famosi, tra cui: Renoir, Cézanne, Rousseau, Picasso, Matisse e molti altri. Ogni sala, prende il nome dell’artista ed è interamente dedicata ad esso. Molte delle opere rappresentano il fulcro della collezione permanente presente nel museo.

Tra i molteplici capolavori per cui varrebbe la pena spendere ben più di una parola c’è un’artista, una donna, che si è fatta largo tra i grandi nomi e che con cinque tele presenti all’Orangerie, incanta ogni visitatore per il suo infinito talento; Marie Laurencin.

La possiamo definire un’artista d’avanguardia. Le sue composizione che riguardano principalmente fanciulle evanescenti derivano dai suoi studi sulle figure angeliche dei maestri italiani, rivisitati secondo la chiave simbolista. Successivamente, dopo un periodo in cui dedica anima e corpo alla studio del disegno e della pittura su porcellana, grazie all’influenza di Apollinaire si avvicina all’avanguardia e sempre grazie all’irrequieto scrittore venne in contatto con Paul Guillaume che ne diventa, per un periodo, il suo mercante anche se non in modo ufficiale.

Diventata poi una celebre ritrattista di tutta la città di Parigi negli anni Venti, ma sua carriere subisce un blocco; il suo stile non evolve più. La magia avanguardista svanisce lasciando spazio ad una pittura più soave che calza a pennello nella sale di questo Museo.

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