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Moda a Parigi

Settimana della moda a Parigi!

#PFW16 … La Paris Fashion Week formato Snap!

 

“Oggi fare la moda senza social network è come fare un defilè senza spettatori”

Julie Hardy, vicepresidente dell’agenzia digitale Dan Paris.

“Il defilè è diventato uno spettacolo per il branco”

Toledano, presidente della federazione francese della Couture.

 

 

“Durante la Paris Fashion Week ho assistito a quattro o cinque sfilate, le restanti le ho guardate su Snapchat” ho pensato. Poi ho riflettuto … Anche le sfilate a cui ho assistito le ho guardate su Snapchat. Tra me e la passerella c’era di mezzo l’iphone, il suo schermo, e lo Snap.

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Se Instagram è quasi un album dei ricordi, Snapchat è il film in diretta, una vera e propria cronistoria che si sussegue a tempi ristrettissimi, con la rotellina che gira veloce, e che non fa più perdere tempo.

Nel mondo della moda – nella lotta quasi epica che direttori creativi/amministratori delegati da una parte e giornalisti/influencer dall’altra intraprendono all’insegna del “(try to) stay relevant” – Snapchat si sta ponendo come una sfida a tutti gli effetti.

Entrato in voga nel 2011, ora sta diventando uno strumento essenziale: lo ha adottato la supermodel, la fashion blogger, il marchio ufficiale, il fashion designer e la fashion editor che vuole farsi conoscere.

Con Snapchat non si tratta più di semplici campagne pubblicitarie (come con Instagram e Facebook) o di product placement, ma di vera e propria interazione con gli utenti laddove passano la maggior parte del tempo: con il telefono puntato verso gli occhi, e le cuffie nelle orecchie.

Chi ha sfruttato al meglio Snapchat durante questa PFW? Lianna Brinded del Business Insider sostiene che marchi come Chanel, Burberry e Gucci, hanno avuto un effettivo aumento delle vendite grazie alla condivisione di video della sfilata sul social.

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Nel frattempo ci sono sempre quelli che continuano a parlare del “culto della personalità“: il 10 marzo ad esempio la storia “last day in Paris” era concentrata su Chiara Ferragni che salutava dalla prima fila di una sfilata i suoi seguaci/amici di Snap: le sfilate erano finite però, a quale defilè era la fashion blogger italiana più quotata? Il bug infastisce gli invidiosi, ma aumenta la visibilità dell’influencer; Oscar Wilde avrebbe detto: bene o male, l’importante è che se ne parli.

D’altronde è stato Karl Lagerfeld a trasformare il defilè di Chanel in un vero e proprio spettacolo formato Instagram, come spiega bene Suzy Menkes nella sua rubrica su Vogue.

Tutti sono in prima fila, e questo è uno spettacolo sulla vita quotidiana dice Lagerfeld. Il vero messaggio della sfilata di Chanel quest’anno non è nell’abito (sport-wear, gonna fino al ginocchio, e calzatura piatta) ma nella nozione che la moda non è più dedicata solo ad un élite. La moda si è aperta al mondo social: anzi la moda è social-driven … e guidata dai social network.

Così sono cambiati sia i clienti, sia gli invitati alle sfilate: le fashion blogger siedono a fianco di Anna Wintour, direttrice di Vogue America, e le loro opinioni hanno lo stesso valore simbolico e culturale; si siedono una accanto all’altra, e tutte in prima fila.

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La tecnologia, l’avanguardia e il digitale contagiano la moda a tutti gli effetti, in quanto le tendenze  sono movimenti che si sviluppano contemporaneamente (o quasi) in diversi campi o mondi: le proposte che hanno sfilato in questi giorni alla Paris Fashion Week sono infatti “digital”: le stampe e i tagli degli abiti sono fatte con tecniche digitali (Louis Vuitton, Manish Arora, Luis Buchinho) e non mancano le spille, le appliqué (Maison Margiela) che ricordano chiaramente le emoticons che usiamo quotidiamente per comunicare sui social come Whatsapp e Facebook.

You have a new message” c’è scritto nell’invito al defilè di Sonia Rykel…

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Il digitale ha cambiato tutto, e i social network hanno il potere di dare ai marchi la comunicazionealways on” e di entrare nella vita quotidiana delle persone.

“Oggi fare la moda senza social network è come fare un defilè senza spettatori”, sostiene Julie Hardy, vicepresidente dell’agenzia digitale Dan Paris che nota clienti come Hermes e Nina Ricci.

Con questa Paris Fashion Week si è parlato anche di Big Bang della moda… La sfilata ha rischiato di diventare un fashion-tainment (fashion-entertainment), uno spettacolo per il branco ha detto Toledano (presidente della federazione francese della Couture). La moda, ha rischiato di perdere il suo potere di seduzione per il vero cliente, aprendosi – così velocemente – a tutti.

Uno potere fondamentale – simbolico e culturale – per questo settore particolarmente incerto e fluido in questo periodo.

Veronica

Una milanese a Parigi