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Arte e mostre (paris)

QUEER – SEXUALITÉS ALTERNATIVES ET TRANSIDENTITÉ


Una mostra fotografica per ribellarsi agli stereotipi di genere

5 aprile 2016. È uno dei primi pomeriggi primaverili e Parigi mi ricorda che, nonostante gli anni passino, ci saranno sempre nuovi angoli della città da scoprire. Ore 18. C’è ancora il sole e io mi ritrovo in Rue Casimir Périer nel 7° arrondissement, a due passi dai principali ministeri ed ambasciate. La basilica di Santa Clotilde fa ombra su questa strada, che ospita al civico 27 la Bab’s Galerie. Già, perché bisogna anche ricordare che l’offerta artistica di Parigi non si limita ai grandi musei rinomati in tutto il mondo, bensì nasconde centinaia di piccole gallerie private accessibili a tutti, gratuitamente.

È proprio la Bab’s Galerie che presenta, dal 5 al 23 aprile 2016, la mostra fotografica “Queer” di Quentin Houdas. Questo giovane fotografo emergente, che grazie ai suoi ritratti può già vantare diverse collaborazioni importanti, si concentra per la prima volta sull’identità di genere e sulle sessualità alternative.

Un tema sensibile e controverso affrontato con uno spirito militante, espresso in tutta la sua complessità già dal titolo della mostra. “Queer”, infatti, significa “strano” e per molto tempo ha assunto una connotazione dispregiativa nonché omofoba; ma la natura è imprevedibile e, dopo che la comunità gay se ne è riappropriata negli anni ‘90, oggi è il termine preferito dagli attivisti che rifiutano ogni logica eteronormativa fondata sulle tradizionali categorie di orientamento sessuale e identità di genere.

Le foto di Quentin Houdas sembrano porre allo spettatore una domanda, un interrogativo che ci accompagna tutta la vita, fin da bambini, quando con curiosità cerchiamo di capire il mondo: “perché?”. Perché un individuo dovrebbe sottostare a uno stereotipo e reprimere la propria natura interiore? Perché cercare a tutti i costi di categorizzare? Perché ci sono ancora tante reticenze nell’accettare e riconoscere la libertà dell’altro? “Sin dagli anni del liceo, mi sono accorto che c’era una visione negativa, che spesso sfociava nell’emarginazione, di chi mostrava una sensibilità particolare, di chi si differenziava dai canoni socialmente precostituiti” spiega Quentin. “Per questo motivo, in quanto artista, ho sentito il dovere di dare voce ai queer, questi “strani” emarginati che ritrovano spazio e libertà attraverso l’arte.”

Le 20 fotografie sono ambientate in un paesaggio naturale, ricordando il ritratto neoclassico del XVIII secolo occidentale che poneva l’essere umano al centro della natura come elemento dominante. Rivisitando questo concetto, Quentin Houdas torna ad interrogarsi sui rapporti di forza tra essere umano e natura, sulle possibilità dell’individuo di autodeterminarsi rispetto alla propria identità biologica nonché ai modelli sociali, morali e politici.

Ripensandoci, non sembra esserci luogo più adatto della Rue Casimir Périer per cercare la risposta a questi interrogativi. A due passi dall’Assemblea Nazionale e dai principali ministeri, queste sono infatti le vie del potere, le stesse in cui tre anni fa si svolgevano le Manif pour tous che si opponevano al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all’omogenitorialità e alla teoria del gender perché “contro natura”. Ma siamo sicuri che noi, la natura, l’abbiamo davvero capita fino in fondo? La realtà è che è assurdo come ancora oggi cerchiamo di categorizzare con rigidità sette miliardi di esseri umani UNICI, ognuno in cerca della propria essenza e sessualità, spesso purtroppo esponendosi a giudizi e ritorsioni. Forse dovremmo solo smettere di avere paura del “diverso” e di cercare di neutralizzarlo inquadrandolo in una categoria. Quando ci riusciremo, giudicare non servirà più a niente e potremo finalmente appropriarci del motto di Vincent, uno dei queer di Quentin Houdas: “Non mi permetterei mai di giudicarvi, siate favolosi!”

Queer – Sexualités alternatives et transidentité

  • Quando: fino al 23 aprile 2016
  • Dove: Bab’s Galerie
  • 27 rue Casimir Périer 75007 Paris
  • Metro Varenne (linea 13)
  • Costo: gratuito

Susanna

 

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Una milanese a Parigi