La nostra intervista allo street artist Frode!

La nostra autrice Artisall vi aveva raccontato, in questo articolo , della splendida visita in zona Centrale, a Milano, alla scoperta dei tesori nascosti della Street Art Milanese.

Avevo adorato e pubblicato sul mio profilo instagram una delle mie opere preferite : un ritratto di Galileo dell’artista Frode.

L’ho quindi contattato, ho scoperto che non solio abbiamo in comune l’amore per la street art, ma siamo anche colleghi: eh si’, avvocato anche lui!

Potevo lasciarmi scappare l’opportunità di intervistarlo?

Ovviamente no: buona lettura!

 

  1. Qual’é il significato del tuo nome da street artist?
La mia firma è una “tag” perché ho iniziato il mio percorso nel graffiti writing nel 1993.
La Frode è un reato molto “sottile” direi, che già nel diritto romano era stata definita come quella condotta che apparentemente rispetta la legge, ma nella sostanza ne raggira il significato.
Il mio nome nasceva quindi con l’intenzione di rimanere impresso nella mente di tutti coloro che lo trovavano inaspettatamente su un palazzo, un treno, un tetto.
Oggi amo ancora di più il mio nome perché, accostato a ciò che produco, è di per sé una forma di denuncia sociale
  2. Come ti descriveresti in 3 aggettivi?
 Amante della libertà, perseverante, innovatore.
3. Da quando sei street artist e qual’é stata la tua prima opera?
I primi disegni in strada risalgono a quel primo periodo degli anni 90 ed i soggetti erano “lettering”.
Il mio primo graffito risale al 1994 e scrissi RDE con il mio amico di crew Kes: significava Realizzatori di Emozioni.

bty

  4.  C’é un personaggio o un soggetto che ricorre più spesso di altri nelle tue opere?

I soggetti prevalenti nella mia produzione rimangono le prospettive urbane. Ho sempre girato di notte la mia città, così come tutte quelle in cui ho viaggiato, molto spesso mi son ritrovato a percorrerne sempre in notturna le periferie.

Trovo estremamente affascinanti gli intrecci di linee e luci che si intersecano nei panorami post-industriali ed ho cominciato a riprodurre in modo personale gli scorci sperimentando liberamente sui muri e senza progetti preliminari.
Oltre a questo, mi piace variare continuamente, sia soggetti che fonti di ispirazione, e non ripeto quasi mai un
personaggio umano o un animale in particolare.

         5.    Quale /i é/sono il / i messaggi che vuoi diffondere con le tue opere ?
Il messaggio è il punto di partenza di ogni lavoro e costituisce un percorso di senso che parte dalla vita e dal lavoro.
Ad esempio realizzai alcuni anni fa una statua della Giustizia in strada,  riproponendo un simbolo del Palazzo di Giustizia di Milano, decontestualizzandolo e promuovendo una nuova forma di giustizia per l’arte di strada: si trattava infatti di un’opera celebrativa di un’importante vittoria che ottenni come avvocato in un processo a favore di uno street artist.
Negli ultimi 10 anni di vita, cioè da quando iniziai come avvocato penalista, son riuscito a contribuire significativamente alla formazione di una nuova giurisprudenza italiana in favore del writing e della street art.
Ho anche scritto una proposta di legge per depenalizzare il reato di imbrattamento che ho poi presentato in parlamento insieme con un partito politico e con un collettivo di altri artisti chiamato “Wiola“.
L’arte di strada oltre ad essere la mia prima anima, è diventata anche la partner delle mie lotte difensive
Oltre a questo principale percorso, associo sempre discorsi legati alla memoria collettiva, all’aggregazione sociale ed alla difesa dei diritti fondamentali. Ad esempio l’ultima murata dedicata alle Donne Partigiane italiane realizzata quest’ultimo Natale.
    6.    Quali sono i tuoi quartieri preferiti a Parigi ed a Milano per la street art?
A Parigi direi Metro Saint Germain o anche Rue de l’Ourcq, A Milano invece il Leoncavallo e la mia zona, la Barona, che essendo compresa tra i due principali corsi d’acqua di Milano (Naviglio Grande e Naviglio Pavese) offre scenari ex-industriali e contraddittori connotati da interventi molto diversi ma suggestivi.

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7.  Hai collaborato con altri artisti? se si’, quali?

Credo che lavorare con gli altri artisti sia umanamente e professionalmente appagante,  sono sempre molto aperto mentalmente alle contaminazioni e novità di altri. Nel tempo ho sperimentato molte forme di collaborazione, fondendo il mio stile con altri writers e autori di strada ma anche con stilisti, artigiani, scultori, poeti,  attori, ricercatori, registi.

Nell’ultimo periodo con gli gli street sculptures Urban Solid, gli spagnoli Demsky o Crazer o ancora Joan Aguilò, a quella in passato con l’indonesiano Farhan Siki, il greco Ino.  Ho sempre in corso collaborazioni, con il pittore Giuseppe Siniscalchi, con il poeta di strada Ivan e con lo street artist Erics. 
Sono inoltre curioso di quello che potrà nascere nel primo centro studi universitario sulla Street Art in Italia, da poco nato a Napoli e di cui sono ora parte.

 8.  Con quale artista italiano e con quale artista francese ti piacerebbe collaborare per una creazione futura?
Non ho nomi particolari in mente, ma quello che vorrei riuscire  specialmente a creare sono sinergie collettive che orientino gli interventi in modo massiccio a favore di specifiche lotte sociali. Qualche anno fa incontrai C215 a Bristol e scambiammo un po’ di opinioni sulla relazione tra street art ed il mondo della giustizia e fui contento di trovare una comunione di intenti nonostante la differente appartenenza.
In genere vorrei incontrare sempre più artisti su quel doppio cammino che è la mia strada.

 9.  Che consigli daresti a chi muove i primi passi nella street art?
 Non imparare dalla rete o presunti esperti della materia, ma esci di casa e apprendi in strada.
10.  Qual’è il tuo prossimo progetto ?
 In tema ci sono sempre tantissimi progetti, ma poi c’è da vedere se si concretizzeranno, specie in Italia, dove risaputamente alle persone piace molto parlare ma poi all’atto pratico hanno sempre “problemi di budget”. Mi sto rivolgendo quindi all’estero, dove ho in programma un bellissimo progetto intercontinentale in difesa dei bambini siriani.

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