Alla scoperta delle diverse culture parigine!

Tutto il mondo è Parigi. Popoli Diversi, Diverse Culture.

 

Liberté, Egalité, Fraternité”. Così cita il motto nazionale della Repubblica francese.

E nonostante la Francia abbia, negli ultimi tempi, abbracciato il fenomeno Marie Le Pen, la capitale in cui vivono 8 milioni di stranieri è la prova che al di là del terrorismo, generato dell’ignoranza umana, si può coesistere in una società multietnica.

La Francia ha infatti una lunga storia di immigrazione, diventando in pochi decenni uno dei principali poli di attrazione dell’immigrazione in Europa.

Storicamente ha coltivato un approccio inclusivo nei confronti dei nuovi arrivati e dei loro figli, concedendo loro la cittadinanza dopo solo cinque anni e lo “Ius Soli” quasi garantito per chi è nato in Francia.

La comunità più rappresentata é quella dei parigini del Maghreb. Gli algerini da soli rappresentano più del 20 per cento della popolazione di origine straniera- e del Medio Oriente.

Ma dove andare per scoprire tutti i fascinosi universi che fanno di Parigi una delle capitali più multietniche d’Europa?

Il primo luogo dove andare a scoprire il legame tra Francia e mondo islamico è l’Institut du Monde Arabe (1 rue des Fossés-St-Bernard), patrocinato dal governo francese e dai ventidue Stati della Lega Araba.

L’edificio, firmato dall’architetto Jean Nouvel, ospita una sterminata biblioteca, ristoranti, librerie, sale per spettacoli ed incontri culturali, oltre che cinquecento opere che illustrano e testimoniano la storia della civiltà araba.

A pochi passi troviamo l’imponente Grande Mosquée de Paris, eretta negli anni Venti in uno stile che ricorda molto il Palazzo dell’Alhambra di Granada.

Spostandoci più a sud troviamo l’esotico13° arrondissement, che ospita da moltissimi anni gli immigrati cinesi e quelli delle ex colonie dell’Indocina.

Scegliere di fare due passi da queste parti significa entrare in un mondo di tetti a pagoda, templi buddisti, ristoranti che espongono in vetrina anatre laccate e farmacie tradizionali.

Contrariamente a quanto si possa pensare, basandosi sugli stereotipi, questa comunità è molto aperta e attiva alla vita culturale e sociale della città.

In quanto ad arte visitate il Musée Guimet (6, Place d’Iéna) che è senza ombra di dubbio il museo più grande al mondo di arte asiatica fuori dall’Asia.

E tra i cinesi celebri che abitano nella capitale ricordiamo lo scrittore e drammaturgo Gao Xingjian, vincitore nel 2000 del premio Nobel per la letteratura.

E cosa dire del fascinoso Continente nero?

L’immigrazione dall’Africa verso la Francia iniziò più o meno agli inizi del primo conflitto mondiale.

Grazie a questo fenomeno i cubisti Picasso e Braque vennero rapiti ed inspirati dell’art nègre, mentre il popolo si innamorava dell’afro-antilliana Joséphine Baker.

E a dimostrare che l’Africa è trendy oggi più di ieri lo ha confermato anche la settimana della Moda di Parigi a Settembre 2018. Dal 7 al 10 settembre si è tenuto infatti l’evento “Who’s Next” dedicato al tema dell’Africa.

Per tre giorni il fascino e le vibrazione proveniente dal Ghana, dal Sud Africa e dalle Nigeria, hanno sfilato su una delle passerelle più famose del mondo.

Ma a Parigi la vera anima africana la troviamo intorno alla stazione della metro Château- Rouge (Linea 4). Una sorta di paesino- barrio dove si tiene il variopinto mercato di via Dejan, dove a fare da protagonista ci sono tessuti, oggetti e specialità gastronomiche.

Ovviamente non potevo citare tutte le etnie presenti a Parigi, ma basta camminare per strada per capire che è come fare un giro intorno al mondo.

In una comunità basata sulla ricchezza multietnica, non dobbiamo dimenticare che spesso la convivenza tra diversi popoli non sempre risulta idilliaca.

In un mondo dove il cambiamento legato alla figura dello straniero è spesso associata ad atti terroristi e al “nemico”, ricordiamoci che a prescindere che la nazione si chiami Francia, Italia, Spagna Inghilterra, chi viene da fuori si muove in uno spazio dove le proprie caratteristiche devono riuscire a far risaltare la ricchezza delle differenze e non sottolineare l’inevitabile spazio esistente tra le culture.

 

Mariolina

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