Milano Parigi andata e ritorno: ovvero chi si incontra all’aeroporto

Adoro gli aeroporti, è sempre stato uno dei miei luoghi preferiti fin da bambina sia perché avevo un papà viaggiatore che per poco non mi faceva nascere a qualche migliaio di metri in quota, sia perché quando viaggiavamo insieme voleva mettere la bandierina della sua presenza anche in quelli più assurdi e sperduti.

Forse è proprio durante quelle interminabili attese che ho iniziato ad osservare le persone chiedendomi chi fossero e cosa facessero nella vita, dove andassero e perché.

Provate a immaginare quanti aerei viaggiano nel mondo ogni giorno e a quante persone si spostano per andare da una parte all’altra, chi per lavoro, chi per vacanza, chi per cambiare vita, chi per scappare da qualcosa o qualcuno,chi per tornare a casa dai propri cari.

Io odio i treni e le ferrovie, mi danno sempre un senso di ansia e di inquietudine, di tristezza mista anche a un vago romanticismo; in stazione si sta sempre in guardia, si tengono gli occhi aperti perché da che mondo è mondo, nelle stazioni transitano ladruncoli professionisti e chissà perché,c’è sempre brutta gente.

Questo negli aeroporti non succede, c’è un’insolita atmosfera di attesa, di speranza di raggiungere il luogo dei propri sogni, è sicuramente un posto fatto di incontri, sguardi di complicità anche verso qualcuno che  non rivedremo mai più.
Pochi giorni fa ho preso un aereo per la mia adorata Parigi e ovviamente mi sono divertita ad osservare i passeggeri che avevo vicino. Ho cosi pensato di raggrupparli in categorie che sicuro troverete in ogni aeroporto, se avrete la possibilità di fare un viaggio nel futuro prossimo, forse me lo confermerete.

Il tipo ansioso
Arriva tra le 4/5 ore prima anche per un volo nazionale perché “non si sa mai”; potrebbe trovare coda sulla tangenziale, un incidente, avere un imprevisto o non superare i controlli di sicurezza perché e’ quasi certo che avrà farmaci di ogni genere che non passeranno il controllo.

Le sue paure più grandi sono quelle di sbagliare banco check-in, non riuscire a comunicare con la hostess qualora fosse straniera, perdere la valigia, il biglietto, i documenti e addirittura l’aereo! È il primo davanti alla porta degli imbarchi, il suo sedile e’ lato corridoio perché soffre di vertigini e si allaccia subito la cintura anche quando l’aereo è fermo. Legge e rilegge più volte le istruzioni in caso di emergenza e durante il decollo ti guarda impaurito come se volesse dire “moriremo, io lo so già”.

L’Impreparato
Non è detto che sia la sua prima volta, semplicemente si dimentica che ci sono delle regole da rispettare soprattutto nell’ultimo periodo in cui i controlli sono un filo più minuziosi.
Di solito lo incontri proprio al controllo sicurezza: indossa stivali borchiati che inevitabilmente suoneranno, cinture con fibbia gigante in acciaio, monete monili orecchini e pendenti che non riuscirà a togliere mai. In quel momento pensi che nasconda una pistola tra la suola dello stivale e le calze, in realtà è solo uno “sveglione” che fa perdere tempo e pazienza  a chiunque, poliziotti compresi.

Il Nomade
Lui c’è sempre, in ogni angolo del mondo, a qualsiasi ora te lo ritrovi davanti, sdraiato su quelle sedie scomodissime, ne occupa almeno una fila, dormiente ma con tutte le sue mille valigie sotto controllo. Di solito è vestito a strati, si copre il viso con il cappuccio della felpa, usa la sua sciarpa di 7 metri come cuscino, coperta o tovagliolo.
Non si capisce dove vada, forse fa il giro del mondo, forse non ha fissa dimora, di solito è da solo, in rari casi in gruppo e i suoi amici sono tutti uguali a lui.

Businessman sempre al telefono
Lo trovi con il cellulare in mano anche sul volo delle 6.55 mentre parla di mailing, conference call, proiezioni, marketing e cose noiosissime di cui non capisce nulla perché forse neanche lui sa esattamente cosa dire, mi domando se davvero dall’altro capo del filo virtuale ci sia qualcuno o se fa finta perché fa figo. Non molla il suo telefono fino all’ultimo quando la hostess lo costringe a mettere la modalità aereo. Lui però ha già pronto il suo laptop, mail aperte, excell con grafici o meglio geroglifici, valigetta sotto ai piedi che manco se avesse i codici nucleari.

Quella con il tacco 12
Ecco qui si apre un mondo. Si può trovare la businesswoman algida, sempre al telefono ma che parla a bassa voce neanche fosse una spia del kgb, tailleur nero, décolleté nera, borsa 12 ore e “il sole24ore” sotto braccio (Cosmopolitan è nascosto nel trolley piccolissimo che io invidio domandandomi sempre come facciano, forse c’è un processo di liofilizzazione dei vestiti che io non conosco…mah?!)
Cammina velocissima, sa già dove andare e non rivolge sguardi e parole a nessuno. In aereo dorme e quando atterra si riaccende. Non fai in tempo a scendere che è già sparita e nessuno saprà mai chi è.
Poi c’è quella egocentrica che parte con tacco 12 e plateau perché si sa, è comodissimo, cammina come un Trex tra i vari gate, entra in tutti i negozietti che incrocia senza comprare niente ma sorridendo a tutti. È normalmente uscita dal parrucchiere qualche minuto prima di partire, truccatissima e profumatissima
Un po’ svampita o almeno cosi sembra, spesso viaggia da sola o con l’amica sfigata e bruttocchia che spera solo che la sua amica altissima ne cucchi due per avere almeno una chance.

La coppia “litigata”
L’aeroporto è un po’ come il supermercato, se si è in coppia si rischia di litigare per il ritardo di uno, per il tempo perso al duty free dell’altra, si litiga per i bagagli troppo pesanti che si trascinano a fatica; questo succede solo alle donne che ovviamente partono con l’armadio intero sempre per essere sicure di avere la scelta più ampia di vestiti e scarpe. Si litiga perché uno vuole dormire e l’altro si annoia, perché uno ha fame e l’altro no, semplicemente perché viaggiare stressa e tutto viene amplificato.

“La famiglia Ciccio”
Questo termine è stato da me coniato per descrivere la famiglia numerosa e chiassosa che si sposta sia in aereo che macchina, treno, autobus o nave. La trovi ovunque, al mare, montagna, città d’arte e ai tropici. Genitori e figli adolescenti urlanti e affamati, non stanno mai fermi e soprattutto zitti. Anche dopo voli intercontinentali non si spengono mai. La loro madre viaggia con borse giganti in cui troverai di tutto e di più per la prole, dai panini con la porchetta alla PlayStation portatile. Urlano spesso in dialetto misto a italiano, sono quelli che in aereo si mettono comodi togliendo scarpe e vestiti, spostandosi da un posto all’altro per salutare l’altra “famiglia ciccio” amica. Ovviamente applaudono ad ogni atterraggio, ebbene sì, succede ancora nonostante su alcune tratte sia più consone il segno della croce baciata.

Gli innamorati
Questa è una categoria costituita da persone che prendono un aereo per realizzare un desiderio d’amore, per raggiungere la propria amata nella città dei loro sogni .
Non sono amanti, sono persone toccate dall’amore vero,quell’amore unico che ti bussa alla porta una volta sola nella vita…Ecco queste persone le vedi all’aeroporto con gli occhi innamorati anche alle 4 del mattino e li rivedi sul volo della sera tardi con gli stessi occhi innamorati…. e quando atterrano … non vedono l’ora di riaccendere il proprio telefono per dire “ ciao amore sono arrivato… ti amo più di stamattina “ (una parte romantica dovevo metterla!)

Ci sono migliaia di persone da descrivere ma  in ultimo tengo a citare quelli ne sono già mentalmente  dentro la vacanza e si sono agghindati come se fossero già arrivati: c’è chi indossa il panama (cosa te ne fai del cappello di paglia dico io?!) quelli con le infradito (principio di gelone compreso considerato il freddo dell’aria condizionata ) o quelli con calzettoni e scarponi (questi ultimi scendono sempre 1 ora dopo gli altri perché hanno le caviglie cosi gonfie che non riescono ad alzarsi dal sedile!!)

Queste sono alcuni personaggi dei tanti che ho visto, sono sicura di non essere l’unica osservatrice, spero di avervi divertito!

Buon prossimo viaggio a tutti

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