Memoriale della Shoah di Milano

Pochi giorni fa ho visitato il Memoriale della Shoah: ne avevo tanto sentito parlare ma non ero mai riuscita ad andarci. Ho colto l’occasione dato che lunedì 27 gennaio è stato il Giorno della Memoria, così ho prenotato la visita con Milano Guida.

Il ritrovo era sotto alla statua della Mela Reintegrata di Pistoletto, di fronte alla Stazione Centrale. Eravamo circa trentacinque persone, un numero abbastanza elevato, infatti siamo stati muniti di auricolare e radiolina così da poter sentire meglio la voce della guida.

Ci siamo incamminati lungo la parte laterale destra della stazione e, superato il Padiglione Reale, abbiamo visto apparire il Memoriale.

Questa struttura era sempre stata usata per il trasporto della posta e delle merci, ma fra la fine del 1943 e l’inizio del 1945 fu requisita dal regime nazi-fascista e venne utilizzata per il trasporto disumano di persone, soprattutto ebrei ma anche partigiani e deportati politici, destinati ai campi di sterminio e ai campi di concentramento come Auschwitz–Birkenau, Mauthausen, Bergen-Belsen, Ravensbrück, Flossenbürg, Fossoli e Bolzano.

Appena entrati non si può non notare una grande lastra di cemento con incisa sopra la scritta: INDIFFERENZA.

Questa parola è stata scelta per sottolineare ciò che hanno vissuto gli ebrei in questa situazione di discriminazione; oltre alla brutalità del trattamento a cui sono stati sottoposti, è stato anche terribile subire l’indifferenza da parte di tutte le persone che hanno assistito e non hanno provato ad aiutare e nemmeno a confortare coloro che ne avevano bisogno.

La senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, testimone della Shoah italiana e unica sopravvissuta tra quanti hanno sperimentato in questo luogo l’orrore nazi-fascista, definisce così la parola indifferenza: “L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”.

Proseguendo nella visita ci è stato spiegato come funzionava questo meccanismo scelto apposta affinché i cittadini milanesi ed i passeggeri non potessero vedere nulla: uno per volta i carri bestiame erano posizionati su un carrello transaltore che si muoveva in un’enorme galleria e veniva bloccato in corrispondenza di un ascensore porta vagoni. Sollevato dal ventre della stazione, ogni vagone usciva all’area aperta su un binario di manovra tra i binari 18 e 19, appena al di fuori dell’enorme tettoia, proprio per non essere visto da occhi indiscreti.

Si rimane colpiti dall’assurdità del cartello “VIETATO TRASPORTO PERSONE”, posizionato proprio vicino al meccanismo per il trasporto dei vagoni.

Stando in questo luogo si ha proprio l’impressione di essere fuori dal mondo, l’ambiente è spoglio, sopra alle proprie teste si vede un soffitto di solo cemento e spesso si sente il forte rumore dei treni che partono dalla stazione accessibile a tutti al livello superiore. Sentire questo rumore provoca una forte sensazione di disagio, fa capire ancora di più la differenza tra le persone che viaggiano al piano di sopra e le persone che purtroppo devono partire dal piano di sotto.

L’esperienza più toccante è stato il momento in cui ci hanno mostrato un treno utilizzato per la deportazione: tutto in legno, spoglio, con solo delle piccole inferriate che fungevano da finestre. Fa proprio stringere il cuore vedere questo carro bestiame e pensare a come delle persone possano aver vissuto in questo luogo per la durata anche di sette giorni, che è appunto il tempo di percorrenza per arrivare al campo di stermino. Per comprendere ancora di più lo stato disumano, ci hanno fatto salire su uno di quei vagoni: e in quel momento la commozione ha preso il sopravvento. Noi eravamo trentacinque, non si può neanche immaginare come potevano stare ottanta persone in uno spazio così ristretto.

Oltrepassando il vagone si arriva in un’altra area anch’essa commuovente, dato che sul muro è presente un telo su cui vengono proiettati i nomi di tutte le persone che sono state deportate e uccise, solo qualche nome in rosso sta a indicare i pochi che si sono riusciti a salvare.

Mentre si osservano i nomi proiettati, si possono notare delle targhe infisse sul pavimento della banchina in cui sono state incise le date e i luoghi di partenza e arrivo effettuati da questi treni.

Poco più avanti si trova una struttura circolare, chiamata luogo di riflessione, in cui ci si può fermare un attimo per provare a riflettere su ciò che si è visto, pensando anche che per fortuna ci sono state delle persone che hanno cercato di combattere contro questo massacro e che hanno tentato di salvare il maggior numero possibile di perseguitati: sono perciò chiamati i giusti dell’umanità.

Per non dimenticare, per essere più informati su ciò che è realmente accaduto e per essere consapevoli su ciò che è stato fatto è importante andare a visitare il Memoriale.

 

“Il Memoriale non è pensato per essere un Museo, ma rappresenta un laboratorio del presente e vuole configurarsi come un luogo dell’intera comunità civile, della costruzione di memoria collettiva e di consapevolezza individuale”.

 

Arteisall

 

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