“Le ultime Lune” al Teatro Carcano di Milano

Il tema della solitudine delle persone anziane, pur essendo uno dei problemi più vivi nella società occidentale, non mi pare venga  affrontato frequentemente nelle opere teatrali di oggi; è invece il fulcro della pièce messa in scena in questi giorni al Teatro Carcano di Milano: “ Le ultime lune “

Questo testo, scritto da Furio Bordon è stato interpretato per la prima volta in Italia da  Marcello Mastorianni (1995/96), poi da Gastone Moschin (1998), quindi per dieci stagioni consecutive (2000-2010) da Gianrico Tedeschi  ed ora, al Carcano, viene recitato con notevole bravura da Andrea Giordana, affiancato da un’ altrettanto brava Galatea Ranzi e dal giovane Luchino Giordana figlio dell’attore (sia nella realtà che nella finzione teatrale).

La commedia si divide in due atti: nel primo ci troviamo nella stanza di un vecchio professore, rimasto vedovo da molti anni: ha accolto nella sua casa il figlio, con la nuora e i due nipoti.

In questa stanza l’uomo si rifugia per ascoltare la sua musica preferita (Bach in particolare) e per ricordare il tempo passato, intrecciando col fantasma della moglie un dialogo affettuoso e a volte anche ironico.

Ora però il vecchio padre si è reso conto di essere di troppo: la sua stanza potrebbe servire per uno dei nipoti ed ha deciso, perciò, di entrare in una casa di riposo; la sua speranza era che il figlio si opponesse decisamente a questo progetto, ma il figlio ha opposto solo una debole resistenza e si appresta ad accompagnarlo nella residenza per anziani prescelta.

Nel secondo atto ecco la soffitta della casa di riposo: è lì che il protagonista si rifugia per sfuggire alla presenza ingombrante degli altri anziani ospiti, per ascoltare ancora la sua musica ed occuparsi di una piantina di basilico: è l’unica sua compagnia, non vuole infatti parlare come un tempo con la sua amata moglie scomparsa, perché non vuole coinvolgere il suo ricordo con la triste situazione in cui si trova.

Non vede più i nipoti, perché non accetta l’idea di andare come ospite nella sua vecchia casa, né vuole che vedano dove vive ora;  il figlio vorrebbe riportarlo a casa con sé, ma anche a questa proposta oppone un rifiuto.

E’ in questo luogo triste, dove gli ospiti non sono altro che dei numeri  e dove sembra che l’unica cosa che ciascuno attende è solo la morte, che si conclude la vita del vecchio professore.

Quest’opera teatrale porta a riflettere sulla vecchiaia, sulle varie sfaccettature di questa condizione, ma anche ci permette di capire come l’orgoglio e il rifiuto di un rapporto aperto con le persone che circondano l’anziano non può che condurlo ad una condizione di grande solitudine.

Il regista Daniele Salvo ha affermato, a questo proposito: “Nella nostra società la vecchiaia è un imprevisto. Qualcosa di cui vergognarsi, tutti combattono i segni del tempo, vogliono allontanare la morte. Ma la vecchiaia, al contrario, è un privilegio. Una pietra preziosa. È un momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. È la somma di tutti gli addendi, il termine di un progetto, l’inizio di un nuovo cammino“.

Quest’idea, però, non viene portata avanti in positivo dal protagonista, ma risalta quasi in negativo: la malinconia e la commozione che lo spettatore prova di fronte alla rassegnazione del vecchio fa scattare il desiderio di dare alla propria vita un altro tipo di prospettiva, conduce al proposito di non rinchiudersi nei ricordi del passato ma di vivere il presente con la maggior ricchezza possibile di calore umano.

 

Al Teatro Carcano di Milano

da giovedì 7 a domenica 17 marzo 2019

Andrea Giordana Galatea Ranzi

LE ULTIME LUNE

di Furio Bordon

con Luchino Giordana

Scene Fabiana Di Marco | Costumi Martina Piezzo | Disegno luci Giuseppe Filipponio

Regia Daniele Salvo

 

Adriana

Annunci

I commenti sono chiusi.