La Ville Lumière vista dalla macchina fotografica di Henri Cartier Bresson

Che ne dici di scoprire Parigi attraverso un occhio… diverso?

 

 

 

Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura”. (Henri Cartier-Bresson)

Questo diceva l’inimitabile Henri Cartier Bresson anche se, a dire la verità, lui ne ha catturati di momenti epici, di quelli che se scatti un secondo prima o un secondo dopo, la magia svanisce.

Uno scatto per fissare l’infinito in un secondo; strappare al tempo quell’attimo che diventerà eterno. Non occorre essere un appassionato di fotografia per capire la poesia che si può nascondere dietro a un semplice “Click” della macchina fotografica.

Non a caso, in spagnolo “scattare” una foto si dice “disparar”, lo stesso verbo usato per indicare un colpo di pistola; anche in inglese “shooting” fotografico indica la stessa cosa, come un proiettile che ti colpisce al cuore: un’immagine vale più di mille parole. In francese, invece, spesso si sente dire “prendre une photo”, proprio come se si volesse “afferrare” quell’istante e tenerselo stretto per sempre.

Non per fare la matusalemme della situazione ma i Social e questa febbre del “selfie” sta togliendo un po’ di magia al concetto di foto. Ormai con il digitale scattiamo centinaia di foto, senza riflettere (che poi quel meme di Facebook aveva ragione: “quando li pagavate i rullini, col cavolo che facevate le foto ai cappuccini”). Tremendamente vero, non c’è dubbio. Comunque, non è per fare della critica di bassa lega ai “social addicted” che siamo qui oggi (per carità, ognuno facesse ciò che vuole del suo tempo) ma per uno scopo un po’ più poetico: raccontarti la storia di uno dei tanti uomini che ha rivoluzionato per sempre il concetto di fotografia.

 

Il nostro caro Henri Cartier Bresson è nato nel lontano 1908, quando per uscire con un tuo amico non gli mandavi un whatsapp, ma andavi a citofonargli a casa (ok, la smetto adesso con questa nostalgia anti-tecnologica, ma mi è rimasta ancora di traverso una mia compagna di scuola che mi sfotteva perché scrivevo lettere d ‘amore al fidanzatino dell’epoca, invece di bombardarlo di messaggi ricchi di TVB, TVTB, ecc… anyway, acqua passata). Ti dico questo non per improvvisare un documentario in stile Solaris, ma per farti entrare poco a poco nel clima dell’epoca: più di un secolo fa caro mio, eppure quelle sono foto fra le più toccanti dell’umanità.

Questo la dice lunga sui filtri di Instagram, vero? Se non guardi con il cuore, non c’è filtro che tenga.

Ma non perdiamoci, lascio ai posteri “l’ardua sentenza”.

Dicevo: il nostro caro Henri, cresciuto nella periferia di Parigi, inizia a fotografare prestissimo e, parallelamente, disegna. Influenzato dai fotografi surrealisti, si può definire come il creatore della Street Photography. Di cosa si tratta?

Facilissimo: scene di vita quotidiana, foto scattate a gente comune in situazioni comuni e, proprio per questo, incredibilmente “vive”. Una coppia che si bacia in un caffè, una strada illuminata da un lampione solitario, oppure un gruppo di bambini che corrono facendo scappare i piccioni da una piazza. Tutto è arte e tutto ha la dignità di essere ritratto e ricordato; dove si può trovare un’espressione più forte della vita, se non per le strade?

Ti risparmio tutta la pappardella su Henri e la sua biografia, che puoi comunque trovare su internet, ma vorrei farti riflettere sul suo spirito pionieristico: immagina un uomo che con la sua macchina fotografica gira di notte per i quartieracci della Parigi del secolo scorso, solo per poter catturare un’immagine.

Quante volte sarà tornato a casa a mani vuote?

Quanto freddo avrà preso in piedi in un parco?

Qualcuno lo avrà mai assalito nel cuore della notte? Probabilmente si, ma lui non ha mai ceduto. Una lezione di passione e di… beh direi di capacità di meravigliarsi.

Troppo spesso dimentichiamo di soffermarci su ciò che è davvero meraviglioso: un’anziana coppia che si prende per mano, il sorriso di un bimbo in bicicletta, il cielo che si riflette in una pozzanghera. Non pretendo di dare lezioni filosofiche a nessuno, ma fammi un favore: ogni giorno, quando esci di casa, cerca di stupirti.

Trova qualcosa che non osservavi da tempo, anche qualcosa di semplice, e prova a goderti per qualche minuto il “miracolo del quotidiano”.

Per la mia breve esperienza posso assicurarti che ti farà rilassare e magari ti farà anche un po’ sorridere. Va là fuori e stupisciti, te lo meriti!

Ah, e un grazie ad Henri Cartier Bresson e a tutti quei sognatori che, anche se per pochi istanti, ci fanno viaggiare lontani

 

Francesca Fattore

 

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