Die tote Stadt al Teatro alla Scala di Milano!

 

 

di Erich Wolfgang Korngold 

 

interpreti principali: Klaus Florian Vogt, Asmik Grigorian

Direttore: Alan Gilbert

Regia: Graham Vick

Prima esecuzione al Teatro alla Scala

Dal 28  Maggio al 17 Giugno 2019

 

Tornare nel palco 17, uno dei migliori palchi del teatro alla Scala di Milano, dal quale ho potuto applaudire i grandi cantanti lirici (come Luciano Pavarotti) e quelli della danza (tra tanti, Nureyev e la Fracci), mi dà sempre una grande gioia. Questa volta, però, temevo un po’ di annoiarmi: un’opera tedesca, degli anni venti, di cui, confesso, non sapevo nulla… È stata invece una gradevole sorpresa assistere ad uno spettacolo bello e coinvolgente, interpretato da ottimi cantanti che all’abilità canora univano una grande capacità interpretativa.

Riguardo alla musica di Korngold, che mi è particolarmente piaciuta, condivido quanto scrive il Dizionario dell’Opera curato da P. Gelli:”  di memorabile suggestione, dolorosamene intensa, mai clamorosa, distillata in motivi e melodie brevi a formare una struttura melodico-drammatica forte e compatta.”

L’opera scritta nel 1920 e basata sul romanzo breve “Bruges la Morte” di G. Rodenbach ebbe subito enorme successo e contribuì a consolidare la fama di Korngold, giovane prodigio, giudicato dallo stesso Puccini  «la più forte speranza della nuova musica tedesca».

Il tema principale è il legame con i propri cari morti che può spingere a non riuscire più a vivere in pienezza la propria vita.

Paul, il protagonista, vive a Bruges (la “città morta” del titolo), coltivando con dolore quasi morboso il ricordo della moglie Marie, morta ancora giovane e di cui il marito conserva un grande ritratto e diversi ricordi, in particolare la bionda treccia di capelli, in una stanza trasformata quasi in un museo.

L’uomo incontra Marietta, una ballerina molto somigliante alla moglie e si innamora di lei o, più esattamente, cerca in lei la donna che ha perduto.

Il racconto si snoda tra elementi reali e visioni fantastiche, sentimenti contrastanti dei due protagonisti e interventi più realistici dell’amico Frank .

L’epilogo drammatico (Marietta viene uccisa da Paul) è fortunatamente solo un incubo: la donna è viva e spera di riconquistare il cuore di Paul, ma questi decide di non rivederla più; tuttavia si lascia convincere dall’amico a partire con lui lasciando la triste città di Bruges per tentare di ricostruirsi una vita, nonostante il dolore.

Molto suggestive le parole del protagonista con cui l’opera si conclude:

Fin dove dovrà spingersi il nostro lutto,

fin dove potrà spingersi senza sradicarci dalla vita?

Dolorosa lacerazione dell’animo!

O felicità che mi sei rimasta,

addio, fedele amata.

La vita è disgiunta dalla morte,

secondo un terribile comandamento.

Attendimi nei cieli di luce,

qui non c’è resurrezione.

 

Adriana

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