From Rome to Paris. Un elogio all’ignoranza in 1400 chilometri!

Mariolina non serve andare fino a Piazza Navona, è una piazza come tutte le altre. Vista una, viste tutte!”.

Quello che avete appena letto qui sopra non è la sceneggiatura di un nuovo film di fantascienza, ma quanto mi sono sentita rispondere dopo aver chiesto “abbiamo visto quasi tutto, ci manca Piazza Navona.

Vi starete allora chiedendo cosa c’entra Roma su un blog che racconta di Parigi. Purtroppo c’entra!

Qualche anno fa mi trovavo a Roma per lavoro in compagnia di colleghi e qualche gentile consorte.

 

Ho girato mezzo mondo ma per me era la prima volta nella capitale. Così, dopo una giornata passata a bocca aperta ad osservare cotanta magnificenza suggerì di visitare, prima di rientrare in hotel, la famosa Piazza.

Vista una, viste tutte è ciò che mi sono sentita rispondere. Un po’ basita e un po’ disorientata mi chiesi come mai una piazza simbolo della Roma Barocca ricca di elementi scultorei ed architettonici del Bernini, di Borromini, di Rinaldi e di Pietro da Cortona non meritasse un nostro passaggio.

Ma attenzione, proprio come nei migliori film di fantascienza, il secondo effetto sorpresa non tardò ad arrivare.

Non feci in tempo a riprendermi dallo shock appena sentito quando udì qualcosa che mi fece letteralmente accapponare la pelle “poi tu che hai vissuto a Parigi per tanto tempo chissà quante piazze avrai visto. Non sei stanca di vedere sempre le stesse cose? Anche la torre, come si chiama quella famosa che c’è a Parigi?”.

S-B-A-N-G! 

Ma davvero nel 2019 ci sono persone che non sanno come si chiama e cosa rappresenti la tour Eiffel per Parigi e che creda che piazza Navona sia uguale a qualunque altra piazza nel mondo?

Per tutto il resto del pomeriggio, passeggiando tra la bellezza assoluta di una capitale che ha avuto secoli e secoli di storia, non feci che chiedermi da quando siamo diventati un popolo così ignorante. Da quando abbiamo smesso di interessarci al bello, di essere curiosi e continuare a studiare.

Nei giorni seguenti feci alcune ricerche e secondo qualche illuminato della prestigiosa università americana di Harvard la colpa sembrerebbe essere degli anni Settanta che hanno caratterizzato un’epoca della perdita della fiducia nelle persone e nelle istituzioni, diventando così il “decennio dell’IO”.

Secondo me invece la risposta è un po’ meno filosofica, tutto è successo quando abbiamo iniziato a celebrare l’ignoranza come concetto di autenticità. Essere ignoranti va dunque di moda. 

Per fortuna però le mode vanno e vengono, un po’ come la fantasia a pois.

Sperando che quella dell’ignoranza non sia come il fenomeno dei leggins. Non sono pantaloni, ma tutti si ostinano a chiamarli come tali!

Stremati dalla passeggiata per Roma, da tutte le fesserie sentite e dai mille pensieri che pervasero la mia testa, qualcuno del gruppo propose di fermarsi per una cedrata. Citando Enzo Biagi, non posso che chiedermi se la signora non pensi che fosse un’opera minore del Tassoni!!!

 

Mariolina

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