Tributo alla mia Cattedrale

Ci ho messo un po’ a decidermi a scrivere di lei.

“Eh dai.. ora non esagerare, non é mica un lutto, é una chiesa, come ce ne sono tante in Europa..” mi potrebbero dire alcuni di voi.

Lo so.

Ed anche io ho faticato ad accettare di patire per “4 pietre” e di tormentarmi quella lunga sera del 15 aprile.

Ma la realtà é questa. Ho pianto, come ho pianto l’11 settembre. Ho pianto nel vedere la colonna di fumo, la flèche rovente cadere. Ho temuto che crollassero le torri, le campane, ognuna con il suo nome.

Ho sofferto nel vedere ferita una chiesa che per me vuol dire tantissimo.

Mio marito ha chiesto la mia mano, sul Pont de la Tournelle, e l’ha fatto perché ha sempre considerato che da li’ vi era la vista migliore della Cattedrale: il retro, proprio la parte più colpita dal fuoco.

Un diner en blanc che non potro’ mai dimenticare, si é svolto sul pavé di Notre Dame. Mentre noi partecipanti, rendevamo omaggio a questo simbolo della nostra amata città, l’arcivescovo si é affacciato dal balcone della Cattedrale ci ha salutato, le campane hanno cominciato a suonare, mentre una cascata di palloncini bianchi si innalzava nel cielo.

Sia io che Arnaud ci siamo commossi : una sensazione fortissima di legame tra questo monumento storico e Parigi. Un’emozione: l’appartenenza a Parigi, l’unione con lei.

Li’ ho sentito che Notre Dame era viva.

E l’ho percepito anche la notte dell’incendio: pregavo, la vedevo battersi, insieme ai coraggiosi pompieri parigini, per restare con noi. Per non crollare, per non distruggere i ricordi miei, di Hugo, dei parigini e del mondo intero che le rende omaggio ogni giorno.

Ti guardo ora, dal balconcino di casa mia, e ti osservo con affetto. Sei acciaccata, ti ci vorranno diversi anni, ma sei ancora li’. E la stupidità umana di questo 2019 non é riuscita ad averti.

Sei nel mio cuore…

 

Aurora

 

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