Una prenotazione a nome Dalì

 

Si dice che sognare non costi nulla.

Ultimamente, complice un film di Woody Allen, ho iniziato a fantasticare di poter essere come i protagonisti della pellicola Midnight in Paris per soggiornare, sorseggiare vino e gustare una cena da mille e una notte in uno degli hotel più suggestivi della città: Il Meurice.

Certo è che la location lo rende di per se già irresistibile. Stare al Meurice è un po’ come stare nel cuore di Parigi; a pochi passi dal Faubourg Saint Honoré, separati solo da un ponte da Saint Germain des Pres, incastrato tra due istituzioni parigine come la libreria Galignani e la cioccolateria Angelina.

Fin dal momento della sua inaugurazione, nel 1853, ha ospitato talmente tante teste coronate da meritarsi il

nomignolo di Hotel des Rois. Dal re Alfonso XIII di Spagna, allo scia di Persia. Dalla regina Vittoria al maharaja di Jaipur. E che dire del sultano di Zanzibar? Si racconta che lo chef non faceva mai mancare il suo petit dejuner preferito, un uovo di cigno à la coque!

 

Per non parlare degli altri personaggi immortali che hanno fatto di questo albergo la proprio casa. Due tra tutti

Pablo Picasso che nel 1918 tenne il ricevimento di nozze con Olga Koklova e Salvador Dalì che ricompensava i camerieri con i suoi dipinti, assicurando loro un’agiata quanto ignara vecchiaia.

Quest’ultimo trascorreva mesi interi al Meurice e si faceva vedere nella hall con due ocelotti o più comunemente chiamati gattopardi al guinzaglio.

Proprio al maestro spagnolo si è ispirata l’ultima importante ristrutturazione affidata al genio di Philippe Stark. Il designer ha infatti ideato una serie di modifiche ricche di dettagli che sono vere e proprie citazioni dei suoi lavori con riferimenti allo stile surrealista.

D’impatto la creazione della Galerie Pompadour, uno spazio intimo ma allo stesso tempo strategico dal punto di vista “see and to be seen” dove poter degustare una selezione di tè o la leggendaria cioccolata del Meurice.

E cosa dire del ristorante, tre stelle Michelin? E’ l’archetipo del grande ristorante alla francese, con le sue decorazioni lussuose ispirate agli appartamenti reali di Versailles. Vietato alzarsi da tavola senza aver assaggiato la creazione dello Chef Cédric Grolet il “Pomme d’Amour”, una pregiata fragola avvolta da cioccolata bianca e ricoperta da scaglie di mandorle dolci.

E per finire la serata bisognerebbe godersi il tramonto e l’atmosfera quasi surreale che si respira dalla lussuosissima terrazza della Suite Belle Étoile (prezzo a partire da 14.500 euro a notte). Alla vista non manca proprio niente; i giardini di Tuileries, il Louvre, la Tour Eiffel e il suo magico scintillio, l’Arco di Trionfo e l’Operà.

E prima di cadere in sonno fatato, sprofondando su quei letti soffici con tanti cuscini, fate un passaggio al 228, bar situato al piano terra dell’hotel. Un alcova in perfetto stile British arredato con poltrone scure, divani, camini e candele. Perfetto per un after dinner.

Insomma, per chi volesse rendere la propria permanenza a Parigi degna di un film di Allen o forse sarebbe il caso di dire di un Pashà, date fondo al vostro conto corrente … oppure mettetevi dei baffi finti e provate a dire al bancone del concierge “Bonne soirée. Je suis monsieur Dalì, avete una camera libera?”

 

Mariolina Sala

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