A testa in giù!

A Pier piaceva camminare sulle mani, aveva imparato con la sua maestra di ginnastica e lo trovava molto rilassante.
I compagni spesso lo prendevano in giro per questo, i suoi genitori ormai lo lasciavano fare.

Quando si metteva in posizione, Pier sentiva il sangue scendere verso la testa, le gambe leggere leggere e i capelli che portava un po’ lunghi drizzarsi come spaghetti, un attimo solo per cercare l’equilibrio perfetto e poi via a spasso per il mondo!

Non era solo un esercizio, la realtà capovolta lo entusiasmava, notava particolari diversi, vedeva le cose da nuove prospettive.

Tra i rami degli alberi scorgeva gli uccellini che facevano capolino dal nido aspettando il ritorno della mamma con il cibo; un volta aveva notato che dal tetto della scuola c’era una perdita d’acqua e aveva avvisato la preside giusto in tempo prima che si allagasse tutto.

Gli sembrava perfino che la signora Finner, sua vicina di casa, di un certo peso, sempre arrabbiata, avesse gli angoli della bocca girati in su e gli sorridesse.

Ma quello che amava di più stando a testa in giù era guardare il radunarsi delle nuvole nel cielo azzurro sopra di lui, congiungersi, quasi abbracciarsi, per poi dissolversi lentamente nel cielo terso.

Un pomeriggio d’estate arrivò un improvviso acquazzone, la mamma di Pier mentre chiudeva le finestre di casa lo sorprese in giardino tutto fradicio nella sua solita posizione.
Cosa fai lì sotto la pioggia?” gli gridò.
Vieni mamma” rispose Pier “Una cosa bellissima che non ho mai visto!“.
La mamma corse fuori riparandosi con un foulard.

Si racconta che quel giorno Pier e la sua mamma abbiano visto un angioletto che dormiva nella curva dell’arcobaleno!

Che certe cose si vedano davvero solo stando a testa in giù?
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