Francesca: la nostra fatina delle favole!

Nata in un paesino sul Lago di Como, che ancora oggi è la mia casa, dopo gli studi classici mi sono laureata in giurisprudenza a Milano dove ho iniziato a lavorare nell’ufficio legale di una società.
Appassionata di scrittura, nata per comunicare esperienze pensieri riflessioni, amante delle profondità della vita e dei suoi segreti, coraggiosa ricercatrice di verità anche quando fanno male, disposta a mettere tutta me stessa in quello che faccio, pronta ad emozionarmi sempre.

Sul lago ho incontrato l’uomo della mia vita e sono diventata mamma per amore di due meravigliosi bambini con cui sono cresciuta in questi anni.
Insieme abbiamo viaggiato tanto soprattutto con la fantasia.
Ogni sera ci addormentiamo con le storie della buonanotte, favole che nascono dentro di me ogni volta nuove piene di emozioni e di avventure, dove la realtà si mescola con l’immaginazione, storie che al mattino si dissolvono come nuvole ma lasciamo dentro il profumo della magia!

Seguitemi nel mio viaggio alla scoperta del mondo, dove i sogni spesso si avverano con lo stupore e l’allegria dei bambini!
Francesca

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9 Responses to “Francesca: la nostra fatina delle favole!”
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  1. […] C’era una volta una streghetta speciale, chiamata Smemorina, perché scordava sempre molte cose e questo le causava un sacco di problemi: quando dimenticava le formule magiche ne succedevano davvero delle belle! Viveva sola in una casetta blu in mezzo ad un paesino sul lago ed aveva un carissimo amico, Top, un fantastico cane, non bellissimo – intendiamoci – ma con alcune qualità davvero sensazionali. Top abitava nel giardino della casa di fronte e aveva una bella cuccia  e un prato per correre tutto per lui, sapeva fiutare un pasticcino anche dall’altra parte del lago, riusciva a stare per ore su due zampe in attesa della sua magica amica, ma soprattutto sapeva capire il linguaggio delle streghe e preparare delle pozioni magiche. L’amicizia – si sa – dev’essere coltivata come una pianta e cresce a poco a poco e la strega e Top si conoscevano ormai da molti anni… Si incontravano ogni sera per raccontarsi la giornata e inventare insieme qualche nuova formula magica. Una sera tirava un vento forte, spaventoso, Top aveva fiutato guai. La strega non era venuta a trovarlo, come ogni giorno,e anche questo era un cattivo segno, cos’era accaduto? Top decise quindi di andarla a cercare: lesto alzò col muso la stanga del cancello e corse fuori. I suoi occhi vedevano bene anche nel buio e il suo naso non sbagliava direzione. Corse veloce e silenzioso sul retro della casa della strega: non c’erano luci accese, forse dormiva..ma perché non era andata a trovarlo quella sera? Girò intorno alla casa, la porta era socchiusa, salì a balzi le scale e appoggiò l’orecchio alla porta; si sentivano strani rumori, la strega doveva essere al lavoro sopra il pentolone fumante a preparare una delle sue pozioni. Si udiva il rumore dell’acqua che bolliva, scoppiettii e sibili si alternavano a strane parole sussurrate dalla strega: “Bran acaz loy loy”. Top drizzò le orecchie e decise di entrare. “Bau bau bau” abbaiò. La strega non alzò lo sguardo dal pentolone, pronunciò le ultime parole magiche, si allontanò e una grande nuvola di fumo salì fino al soffitto. Top indietreggiò col naso all’insù, il fumo si dissolse e apparve un bellissimo arcobaleno. “Buon compleanno caro Top” esclamò la strega! Top gironzolò su se stesso emozionato e abbaiò di gioia, questa sì che era una bella sorpresa! Per una volta era lui che si era dimenticato di una cosa importante: il suo compleanno! Francesca […]

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  2. […] C’era una volta una fata che abitava su un pianeta lontano, grande come una mano di bimbo, con uno splendido vestito leggero tutto bianco. Tutte le fate hanno una propria specialità, ma lei non sapeva fare magie, nemmeno volare. Il pianeta era abitato da piccoli animali colorati, elefantini, giraffine, pesciolini, piccoli canguri, piccole zebre e koala. Ognuno di un unico vivace colore. Aveva un’amica che le stava sempre vicina, una farfalla sorridente di nome Fly, l’unica sul pianeta con grandi ali di mille colori. Un giorno la fata le chiese: “Cara Fly, tu sei con me fin da quando sono nata, sai qual è il mio compito?“. La farfalla rispose con un battito d’ali: “Sei la fata dei dentini!“. “Dei dentini?” la interrogò stupita la fata. “Sai, i bambini sulla Terra perdono i dentini da latte e tu dovrai andare a prenderli e portarli fin qui, seminarli in questo soffice campo dove nasceranno nuovi animaletti colorati. In cambio porterai ai bambini monetine e regali” spiegò la farfalla. “Come posso fare se non so volare?” chiese la fatina. “Mi poserò sulla tua schiena, userai le mie ali” rispose Fly e aggiunse “Dovrai però rispettare una regola importante: non farti mai vedere da un essere umano, altrimenti perderai i tuoi poteri e dovrai lasciare questo pianeta”. “Capisco “ sussurrò la fata. “Puoi iniziare questa notte, appena si accendono le stelle e tutti dormono sulla Terra, nella casa su cui vedrai brillare una lucina blu troverai il dentino caduto” continuò Fly. La fata ora sapeva molte cose ed era pronta a partire. Quella stessa notte volò sopra la casa di un bambino di otto anni dove brillava una lucina blu, trovò il bambino addormentato, prese il dentino sul suo comodino, lasciò quattro monete tintinnanti e volò via. Il bambino al risveglio brillò di felicità vedendo che il dentino era sparito e al suo posto c’erano quattro monetine luccicanti. La mamma trovò sul pavimento una strana polverina azzurra e gialla… “polvere di fata” pensò e sorrise. Francesca […]

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  3. […] In quell’istante lo stregone, che era rimasto ad osservare dalla finestra, fece l’occhiolino alla mamma e in una nuvola di fumo colorato svanì. Francesca  […]

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  4. […] Moltissimi anni fa nell’universo si formò una nuova galassia e un’esplosione al suo interno fece nascere un pianeta molto speciale: il Pianeta Arancione. Jhon fu il primo astronauta a mettervi piede. Quando sulla sua rotta vide il nuovo Pianeta, il suo cuore si riempì di gioia: sarebbe stata una fantastica scoperta! Si avvicinò cauto, prese il suo zaino con tutto il necessario per la missione e si preparò a scendere. Quando la porta della navicella si aprì un bagliore lucente dai toni arancioni lo avvolse e si sentì subito bene. Tutt’intorno era avvolto da una nebbia fine, che a poco a poco si diradava. Davanti a sé vide una specie di grotta e si addentrò. Sfiorò con un dito le pareti: erano di ghiaccio, ghiaccio arancione e al tocco caldo della mano una gocciolina, come rugiada, scese lentamente. Lungo il tunnel, Jhon notò del fori nelle pareti, grandi poco più di una noce, si avvicinò per guardare… Spuntò in quell’istante un esserino blu trasparente con un grande sorriso, tondo e morbido, come fosse fatto di gelatina. “Ciao” pronunciò Jhon al volo, sbalordito da quello strano incontro. “Ciao” disse l’esserino con una vocina acuta e metallica e all’unisono si unirono altre vocine che sussurrarono “Ciao“! Tanti esserini uguali al primo stavano uscendo dai buchi delle pareti di ghiaccio e salutavano Jhon allegramente. “Wow” pensò l’astronauta, extraterrestri in carne ed ossa! E pure simpatici! “Io sono Jhon” continuò più a suo agio “E voi chi siete?” “Ciao” risposero tutti in coro. “Ho capito” disse allora Jhon “E’ l’unica parola italiana che conoscete!“. I piccoli sorrisero in segno d’intesa, poi si avviarono nel tunnel rotolando e saltellando come palle di gomma e Jhon li seguì. Sbucarono in un meraviglioso villaggio tutto sui toni dell’arancione chiaro, scuro, lucido, opaco, brillante, ruvido, liscio… Vi erano casette tonde come iglù, stradine che congiungevano una casa all’altra fatte di ghiaccio lucido come uno specchio su cui circolavano macchinine a uovo velocissime. Jhon restò a bocca a aperta gustando la serenità di quel luogo lontano anni luce dalla Terra. Il sorriso accattivante degli abitanti del Pianeta Arancione, così lo chiamò l’astronauta, era l’inequivocabile segno che in si viveva in pace e in armonia. Jhon tirò fuori dallo zaino il suo diario e cominciò a scrivere questa storia, restò lì molto tempo per comprendere le abitudini di quegli esserini blu e poterle raccontare al suo ritorno.  A proposito: Jhon non è ancora tornato, noi lo aspettiamo e intanto gli mandiamo il nostro caloroso saluto:    °Ciao°! Francesca  […]

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  5. […] E proprio vero: di fronte a certe situazioni difficili basta inventarsi qualcosa o semplicemente… volare via! Francesca […]

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  6. […] Che certe cose si vedano davvero solo stando a testa in giù? Francesca […]

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